Live With RAY SCOTT

BIOGRAFIA

Il termine “country music” è cambiato nel tempo, ma la definizione che ne dà Ray Scott è rimasta la stessa. Basta premere play su una qualsiasi canzone di Ray Scott per ritrovarsi immersi in una country music autentica, genuina, con i piedi per terra.

È così che il tradizionalista della country ha costruito i suoi primi dieci album, ed è così che costruirà anche i prossimi dieci — un percorso che, guarda caso, inizia proprio qui.

Billboards and Brake Lights, l’undicesima uscita di Scott, affonda le radici nel suo inconfondibile sound tradizionale, muovendosi sul sottile confine tra evoluzione e fedeltà a se stesso, restando quell’uomo che i fan hanno imparato ad amare. Autoironico e consapevole, Ray porta l’arte del racconto a un livello ancora più alto.

«Ho scritto Ripples con Tony Mullins e ha quasi un sapore bluegrass. Long Black Cadillac è un brano che è sempre piaciuto al pubblico e ho pensato che si inserisse perfettamente in questo progetto.»

Il progetto comprende anche la title track, che dipinge la cruda realtà (o forse la “Ray-altà”) della vita in tour, mentre Keeper mette in luce un altro tipo di pericolo della strada, con una vera e propria lezione di scrittura sull’arte del rifiuto gentile, destinata a rimanere nel tempo. Non nuovo all’esplorazione di momenti bui e profondamente personali, Scott mantiene questa cifra anche in Billboards and Brake Lights. Anche senza volerlo, eventi di vita recenti — come la scomparsa dei suoi genitori — rendono brani come Old Roads and Old Friends profondamente toccanti, capaci di colpire dritto al cuore.

«L’onestà nella scrittura delle canzoni è ciò che conta davvero. Le persone la percepiscono e ti rendi conto che nella stanza ci sono tante anime affini. Per quanto riguarda le esibizioni dal vivo, per me è diventato più facile salire sul palco e togliere la crosta dalla ferita.»

L’onestà nella scrittura è di fondamentale importanza per Ray. Quando lavorava come autore interno su Music Row, il cosiddetto bro-country era in piena ascesa. Questo non rispecchiava il suo modo di sentire e Ray si è rifiutato di sminuire la musica che ama.

Se gli album Nowhere Near Done del 2020 e Cover the Earth del 2021 hanno dovuto fare i conti con il Covid, è stata proprio quella stessa pandemia a dare vita a Ray-ve In the Cave, il livestream settimanale premiato di Scott, in cui lui e il chitarrista Joe Cook si ritrovavano nel seminterrato di Ray per suonare e chiacchierare. Inserito tra i Top 50 Livestream di Pollstar, Ray-ve gli ha permesso di instaurare con il pubblico un rapporto molto più diretto e interattivo di quanto avesse mai avuto prima.

Mentre la carriera musicale di Scott supera i vent’anni, il suo baritono dal retrogusto di whiskey esprime una profonda gratitudine, anche se lui stesso ammette di non riuscire a comprenderne fino in fondo il significato.

«È stato tutto una benedizione, non solo qui ma in tutto il mondo. Di recente sono stato in Svizzera, Austria, Norvegia e Spagna, e suoniamo all’estero da anni. Quando sono arrivato all’inizio, non avrei mai pensato di andare in Europa a suonare la mia musica per le persone. Senza contare il fatto di poter macinare chilometri sulle autostrade di casa, negli Stati Uniti… e invece eccomi qui. Sto ancora facendo ciò che amo per vivere.»

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